12 October 2026
Piero Pretti

©Mirco Taglierico

Piero Pretti è uno dei più autorevoli tenori italiani della sua generazione. Apprezzato interprete del repertorio verdiano e belcantistico, si esibisce regolarmente nei maggiori teatri internazionali, distinguendosi per eleganza vocale, intensità espressiva e raffinatezza musicale.

Aurélie Jouan: Lei canta Alfredo da molti anni. Se dovesse confrontare il primo Alfredo della sua carriera con quello che porta oggi alla Scala, quali differenze troverebbe?

Piero Pretti: Troverete sicuramente molte differenze. Sono cresciuto come persona e come uomo, e naturalmente ho maturato una maggiore esperienza musicale, soprattutto nel linguaggio verdiano. Oggi credo di essere in grado di cogliere molti più aspetti psicologici ed emotivi del personaggio di Alfredo.

Aurélie Jouan: Alfredo viene spesso descritto come un giovane innamorato e impulsivo. Col passare degli anni, ha scoperto nel personaggio sfumature che da giovane non vedeva?

Piero Pretti: Sì, come le dicevo, l’aspetto che emerge più immediatamente in Alfredo è quello del giovane innamorato, impulsivo, quasi adolescenziale. Con il tempo, però, si riescono a comprendere e ad approfondire meglio altre sfumature del personaggio: la gelosia, l’ira e, soprattutto nel terzo atto, il dolore. È lì che Alfredo comprende fino in fondo la profondità del suo amore, insieme al rimorso e alla consapevolezza della perdita della donna amata. Sono sentimenti che forse da giovani è più difficile approfondire. Poi la vita, inevitabilmente, ti insegna molte cose.

Aurélie Jouan: C’è una frase o un momento dell’opera che sente particolarmente vicino alla sua sensibilità attuale?

Piero Pretti: Sì, c’è un momento che amo particolarmente ed è il finale, “Parigi, o cara”. Trovo che racchiuda un misto di speranza e, allo stesso tempo, la consapevolezza profonda che tutto stia ormai finendo. È un momento emotivamente molto forte, quasi un intreccio di speranza, amore e dolore. Senza entrare in esperienze troppo personali, posso dire che sono sentimenti che mi riportano anche a qualcosa di vissuto e che, proprio per questo, sento particolarmente vicini.

Aurélie Jouan: Lei ha costruito una parte significativa della sua carriera alla Scala, interpretando ruoli importanti come il Duca di Mantova, Arrigo dei Vespri siciliani, Edgardo e altri protagonisti del repertorio italiano. Che cosa rappresenta oggi questo teatro per lei, al di là del prestigio internazionale?

Piero Pretti: La Scala è uno dei grandi templi dell’opera e della musica a livello mondiale, e io ho avuto la fortuna di cantarci molto e di ricevere negli anni una grande fiducia da parte del teatro. Qui ho vissuto produzioni bellissime e momenti importanti della mia vita. Tutto è iniziato con una Luisa Miller, durante la quale ho conosciuto anche Antonella, che sarebbe poi diventata mia moglie. Per questo il mio legame con la Scala va ben oltre l’aspetto professionale: provo un vero senso di appartenenza. Quando entro in teatro mi sento un po’ a casa, conosco tante persone che ci lavorano e con alcune sono nate amicizie profonde. Cantare alla Scala è un grande orgoglio, un onore e allo stesso tempo una grande responsabilità. Ogni volta che il teatro mi chiama e mi affida un ruolo è per me una gioia autentica. È qualcosa che porto dentro di me con grande fierezza.

Aurélie Jouan: C’è una serata alla Scala che porta ancora nel cuore come artista o come uomo?

Piero Pretti: Sono tante le serate alla Scala che porto nel cuore. Ricordo sicuramente la prima, quando subentrai durante una recita di Luisa Miller: il collega non stava bene ed entrai in scena poco prima di “Quando le sere al placido”. Ricevetti un’accoglienza molto calorosa dal pubblico e fu un momento davvero emozionante. Ma penso anche alla prima del Pirata, al mio primo Rigoletto, alla bellissima produzione con la regia di Mario Martone, ai Vespri siciliani… Sono davvero tanti i momenti indimenticabili vissuti in questo teatro. Sceglierne uno soltanto sarebbe impossibile.

Aurélie Jouan: Ha interpretato di recente il ruolo di Edgardo proprio qui alla Scala. Alfredo ed Edgardo sono due uomini innamorati che vedono il proprio ideale amoroso infrangersi. Se Edgardo e Alfredo potessero incontrarsi, che cosa si direbbero?

Piero Pretti: Edgardo e Alfredo condividono certamente un ideale amoroso: sono entrambi profondamente innamorati. Ma, se dovessi immaginare un incontro tra loro, non so quanto riuscirebbero davvero a capirsi. Edgardo è un eroe romantico a tutto tondo: è un uomo maturo, con un fortissimo senso dell’onore, e il suo dramma non è soltanto amoroso, ma coinvolge anche una dimensione politica, familiare e sociale molto più ampia. È disposto a mettere in gioco la propria vita, persino in duello, per ciò in cui crede e per il suo amore. Alfredo, invece, è un giovane borghese ancora inesperto, molto condizionato dalla figura paterna. Anche la sua gelosia esplode in maniera impulsiva, fino alla scena pubblica dell’umiliazione di Violetta. Sono davvero due mondi molto diversi. Quindi non so cosa potrebbero dirsi… e, a dire il vero, non sono nemmeno sicuro che Edgardo sarebbe particolarmente indulgente con Alfredo!

Aurélie Jouan: Nella sua vita c’è stato un momento in cui ha persino lasciato il canto lirico per esplorare altri generi musicali. Oggi pensa che quella deviazione sia stata un’evidenza o una fortuna?

Piero Pretti: Sì, è successo. Ho iniziato a studiare canto lirico molto presto, a sedici anni, ma intorno ai vent’anni ho avuto una sorta di rifiuto verso il canto, lo studio e forse anche verso quel mondo. Avevo già fatto qualche concerto, alcune piccole produzioni e lavoravo saltuariamente nel coro del Teatro Lirico di Cagliari, ma a un certo punto decisi di lasciare tutto e per qualche anno smisi completamente di cantare. Poi la musica è tornata nella mia vita attraverso tutt’altro percorso: la musica leggera, il pop, una band con cui facevamo serate nelle piazze e nei locali. Solo successivamente sono tornato all’opera e al Teatro Lirico di Cagliari. Se ci penso oggi, credo di aver fatto veramente di tutto per non fare questo mestiere… ma alla fine il canto mi ha ripreso per i capelli e mi ha riportato qui. A un certo punto ho dovuto arrendermi e accettare che questa fosse la mia strada.

Aurélie Jouan: Dopo aver conquistato gran parte dei grandi ruoli tenorili del repertorio italiano, esiste ancora un ruolo che considera una vetta da raggiungere?

Piero Pretti: Naturalmente ci sono ancora tanti ruoli che spero di avere l’opportunità di studiare e debuttare, così come ci sono teatri nei quali non ho ancora avuto la fortuna di cantare. Ho girato molto e ho cantato in tanti teatri importanti, ma ci sono ancora luoghi in cui mi piacerebbe arrivare. Ho molti sogni nel cassetto e continuo a lavorare per cercare di realizzarli. Continuo a studiare, ad applicarmi e soprattutto a mantenere vivo quell’entusiasmo che credo sia indispensabile per fare opera e teatro. Finché ci sono entusiasmo, energia e curiosità, ci sono ancora tanti traguardi da immaginare e da raggiungere.

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